Globalisierte Barbarei

Tomasz Konicz

 

Globalisierte Barbarei .

Ein Versuch, das Phänomen “Islamischer Staat ”  zu begreifen .

von Tomasz Konicz

 

Barbarie globalizzata .

Un tentativo di capire lo “Stato Islamico”

di Tomasz Konicz

 

Auf ein Neues. Wieder einmal mobilisiert der Präsident der USA eine Koalition der Willigen, um gegen “Das Böse“ (SPON) zu Felde zu ziehen. Diesmal ist es die Terrortruppe “ Islamischer Staat“ (IS), die in einem dreijährigen Feldzug niedergerungen werden soll, in dessen erster Phase die US-Airforce ihre Luftschläge auch auf Syrien ausweiten wird. Zugleich fordert das Weiße Haus vom Kongress die Kleinigkeit von 500 Millionen US-Dollar, um “moderate syrische Rebellen zu trainieren und zu bewaffnen“, wie Reuters berichtete.

Un’altra volta. Ancora una volta, il presidente degli Stati Uniti mobilita una coalizione di coloro disposti a scendere in campo contro “il male” (Spiegel Online). Stavolta è il gruppo terroristico ” Stato Islamico ” che dev’essere sconfitto nel corso di una campagna di tre anni, la cui prima fase vedrà le forze aeree degli Stati Uniti estendere i loro attacchi sulla Siria. Al tempo stesso, la Casa Bianca chiede al Congresso la bagatella di 500 milioni di dollari, allo scopo di “addestrare ed armare ribelli siriani moderati “, come ci informa la Reuters.

Dieses Vorgehen weckt Erinnerungen an eine frühere Phase des syrischen Bürgerkrieges, als westliche Geheimdienste in trauter Gemeinsamkeit mit den fundamentalistischen Golfdespotien wie Saudi-Arabien die syrische Opposition unterstützten, aus der neben einer Vielzahl anderer islamistischer Milizen auch der Islamische Staat hervorging. Und selbstverständlich dominieren eben fundamentalistische Gruppierungen innerhalb der syrischen Oppositionsbewegung, die sich in Konkurrenz zum Islamischen Staat befinden und diesen bekämpfen.

Quest’approccio ci fa tornare alla mente una fase precedente della guerra civile siriana, quando i servizi segreti occidentali, in stretta comunione con i dispotismi fondamentalisti del Golfo, quali l’Arabia Saudita, decisero di appoggiare l’opposizione siriana, appoggio da cui è sorto lo Stato Islamico, oltre tutta una varietà di altre milizie islamiche. E naturalmente dentro il movimento di opposizione siriana dominano proprio le fazioni fondamentaliste che sono in concorrenza con lo Stato Islamico e lottano contro di esso.

Eine der wichtigsten syrischen Rebellengruppen stellt etwa die fundamentalistische Allianz Islamische Front dar, deren Führer Hassan Abboud jüngst bei einem mutmaßlich vom IS durchgeführten Attentat getötet wurde. Die Islamische Front stellt das größte Kontingent innerhalb der syrischen Rebellen dar – und sie verfügt über enge Kontakte zur Dschihadistengruppe al-Nusra.

Uno dei principali gruppi ribelli siriani, ad esempio, è l’alleanza fondamentalista Fronte Islamico, il cui leader Hassan Abboud è stato recentemente ucciso in un attentato realizzato presumibilmente dallo Stato Islamico. Il Fronte Islamico rappresenta il più grande contingente nell’ambito dei ribelli siriani – ed è in stretto contatto con il gruppo jihadista al-Nusra.

Selbst dieser syrische Al-Kaida Ableger, die Jabhat al-Nusra, bemüht sich seit einer schweren Niederlage gegen den IS, durch Freilassungen von US-Geiseln sich vom Islamischen Staat zu distanzieren. Konsequenterweise werden diese “moderaten“ Rebellen künftig ihre militärische Ausbildung auf dem Territorium der Vorzeigedemokratie Saudi-Arabien absolvieren.

E’ questa filiale siriana di Al-Qaueda, la Jabhat al-Nusra, che sta cercando, dopo una pesante sconfitta, di distanziarsi dallo Stato Islamico, per mezzo del rilascio di ostaggi nordamericani. Di conseguenza, questi ribelli “moderati” in futuro andranno a completare la propria formazione militare su quel territorio democratico di riferimento che è l’Arabia Saudita.

Um es klar auszusprechen: Der Westen ist mal wieder dabei, Islamisten zu bewaffnen, um Islamisten zu bekämpfen – und nebenbei seine geopolitischen Interessen zu verfolgen, die im Falle Syriens auf den Sturz des Assad-Regimes abzielen. Es stellt sich nur noch die Frage, welche Dschihadisten-Truppe, die jetzt noch als Teil der “moderaten Opposition“ gilt, in wenigen Jahren abermals außer Kontrolle gerät und vermittels militärischer Interventionen ausgeschaltet werden muss. Der Westen gleicht in seinem Windmühlenkampf gegen den islamischen Fundamentalismus dem berüchtigten Zauberlehrling, der die Geister, die er zwecks geopolitischer Instrumentalisierung in der vom Staatszerfall ergriffen Region herbeirief, nun nicht mehr loswird.

Parlando chiaramente: l’Occidente si trova ancora una volta sulla strada di armare degli islamisti per combattere gli islamisti – e portare avanti, allo stesso tempo, i propri interessi geopolitici, che nel caso della Siria sono quelli di rovesciare il regime di Assad. Rimane solo la questione di sapere se quel gruppo jihadista, che adesso fa ancora parte della “opposizione moderata”, nel giro di pochi anni non andrà ancora una volta fuori controllo e non dovrà essere eliminato attraverso un intervento militare. L’Occidente, nella sua lotta tipo mulini a vento contro il fondamentalismo islamico, è come il famoso apprendista stregone, che non riesce a liberarsi dagli spiriti che in questa regione frantumata dal fallimento statale lui stesso ha evocato per strumentalizzarli.

Dabei ist es nicht nur die westliche Geopolitik, die den Dschihadisten Auftrieb verschafft. Westliche Länder fungieren auch als wichtige Rekrutierungsfelder für den IS. Rund 3000 Dschihadisten aus Westeuropa, den USA, Kanada und Australien sollen amerikanischen Medienberichten zufolge in den Reihen des Islamischen Staates kämpfen. Von den Rund 31 500 Kämpfern, die sich diesem Terrorgebilde angeschlossen haben sollen, ist somit rund ein Drittel im Ausland – zumeist vermittels einer ausgefeilten Anwerbungskampagne – rekrutiert worden.

Non è soltanto la geopolitica dell’Occidente a dare forza ai jiahdisti. Anche i paesi occidentali servono da importante campo di reclutamento per lo Stato Islamico. Secondo la stampa americana, sono circa 3.000 i jihadisti provenienti dall’Europa Occidentale, Stati Uniti, Canada ed Australia che combattono nelle file dello Stato Islamico. Dei circa 31.500 combattenti che si sono uniti a questa struttura terroristica, circa un terzo è stato reclutato all’estero – soprattutto a mezzo di una sofisticata campagna di reclutamento.

Ein in den kurdischen Autonomiegebieten Syriens gefangen genommener Selbstmordattentäter des IS berichtete gegenüber Medienvertretern von einem beständigen Zustrom von Dschihad-Touristen aus aller Welt, die sich den Kampfverbänden dieser Terrorarmee anschließen würden:

“Dort sind Nationalitäten aus aller Welt vertreten. Es sind viele Briten darunter. Sie kommen aus asiatischen Ländern, aus Europa und Amerika. Sie kommen von überall her. “

Un aspirante attentatore suicida dello Stato Islamico, arrestato nelle regioni autonome curde della Siria, ha riferito ai rappresentanti dei media di un flusso costante di turisti jihadisti provenienti da tutto il mondo, i quali desiderano unirsi ai gruppi di combattimento di questo esercito terrorista:

” Ci sono nazionalità di tutto il mondo. Fra di loro ci sono molti inglesi. Vengono dai paesi asiatici, dall’Europa e dall’America. Vengono qui da tutte le parti.”

Der IS stellt somit gewissermaßen ein Nebenprodukt der krisenhaften kapitalistischen Globalisierung dar. Hierbei handelt es sich gerade nicht um eine autochthone, traditionalistische und aus den regionalen Sippenverbänden und “ Stämmen“ hervorgegangene Aufstandsbewegung, sondern um eine im höchsten Maße globalisierte Besatzungsarmee, die sich in den sozioökonomischen und politischen Zusammenbruchsregionen des Zweistromlandes konstituierte. Deswegen massakriert der Islamische Staat nicht nur “ Ungläubige“, sondern auch Sunniten, die sich dieser Fremdherrschaft zu widersetzen wagen. An die 700 Mitglieder eines sunnitischen Sippenverbandes in Ostsyrien wurden von dem IS Mitte August buchstäblich abgeschlachtet, nachdem deren Stammesführer den Dschihadisten die Gefolgschaft verweigerten.

Lo Stato Islamico, pertanto, rappresenta una sorta di sottoprodotto della globalizzazione capitalista in crisi. Qui non si tratta di un’insorgenza nativa, tradizionalista e nata dalle associazione dei “clan” e delle “tribù” regionali, ma di un esercito di occupazione globalizzato al grado più alto, che si è costituito nelle regioni in collasso socio-economico e politico della Mesopotamia. Ragion per cui, lo Stato Islamico massacra non solo gli “infedeli”, ma anche i sunniti che osano opporsi al dominio straniero. A metà agosto, quasi 700 membri di un’associazione dei clan sunniti dell’Est della Siria sono stati letteralmente massacrati dallo Stato Islamico, dopo che i loro leader tribali si erano rifiutati di giurare fedeltà ai jihadisti.

Worin aber besteht das Wesen dieser “ Fremdherrschaft“, die eine – zumindest in ihrer Führungsriege – größtenteils zugereiste Dschihadistentruppe in dieser Zusammenbruchsregion zu errichten trachtet? Das, was sich im Zweistromland in Gestalt des IS materialisiert, ist eine bitterböse Karikatur, ein Negativ der effizientesten Organisationsform, die der Spätkapitalismus hervorgebracht hat: der transnationalen Großkonzerne. Der Islamische Staat stellt eine hocheffiziente “ Geldmaschine“ (Bloomberg) dar, die durch Einnahmen aus Ölschmuggel und sonstigen Geschäftsfeldern der Organisierten Kriminalität einen permanenten “ Strom von Geldzuflüssen“ erzeugen konnte. “ Der Islamische Staat ist wahrscheinlich die vermögendste Terrorgruppe, die wir jemals kennengelernt haben“, erklärte ein US-Analyst gegenüber Bloomberg.

Ma qual è la natura del “dominio straniero” che – almeno nella sua leadership – la truppa jihadista, in gran parte appena arrivata, cerca di costruire in questa regione al collasso? Quello che si è materializzato in Mesopotamia, sotto forma di Stato Islamico, è una caricatura infuriata, una sorta di negativo della forma più efficiente di organizzazione mai generata dal tardo capitalismo: le grandi imprese transnazionali. Lo Stato Islamico è una “macchina per fare soldi” (Bloomberg) altamente efficiente, che è riuscita a produrre un “flusso di entrate di cassa” permanente grazie alla ricetta del contrabbando di petrolio e di altri rami dell’azienda del crimine organizzato. “Lo Stato Islamico è, probabilmente, il gruppo terrorista più ricco che io abbia mai conosciuto”, ha detto a Bloomberg un analista americano.

Dieser Terrorkonzern, der regelrechte “ Geschäftsberichte“ publiziert, verfügt über eine hocheffiziente interne Befehlsstruktur und eine sehr effektive Militärmaschine, er unterhält eine professionelle Public-Relations-Abteilung, die sich sehr erfolgreich der Rekrutierung neuer Mitglieder widmet – und er übt sich im “ Lean Management“ der eroberten Gebiete, deren Verwaltung lokalen Würdenträgern überlassen wird, sofern sie dem “ Kalifat“ Treue schwören und Gefolgschaft leisten. Die Internationalen Verflechtungen dieser dschihadistischen “ Geldmaschine“ beschränken sich nicht nur auf dessen Mitgliederstruktur, auch die Anschubfinanzierung des IS erfolgte über internationale Finanzzuwendungen reicher Sponsoren aus den Golfstaaten.

Quest’impresa terrorista che pubblica regolarmente “Relazioni e Bilanci”, ha una struttura interna di comando altamente efficiente ed una macchina militare assai efficace, dispone di un dipartimento professionale di pubbliche relazioni , che si dedica con successo a reclutare nuovi membri – e che pratica la “Gestione Snella” dei territori conquistati, la cui amministrazione viene lasciata ai dignitari locali, a condizione che essi giurino fedeltà e forniscano vassallaggio al “Califfato”. Le ramificazioni internazionali di questa “macchina per fare soldi” jihadista non si limitano alla sua struttura di affiliazione, il finanziamento iniziale dello Stato Islamico è stato realizzato con l’appoggio finanziario internazionale dei ricchi sponsor degli Stati del Golfo.

Der wichtigste Unterschied zwischen dem global agierenden Konzern und dem Islamischen Staat besteht darin, dass für die transnationalen Konzerne die Akkumulation von Kapital den Selbstzweck ihrer gesamten Tätigkeit bildet. Alle Verwüstungen und Zerstörungen, die der Spätkapitalismus den Menschen und der Umwelt antut, bilden nur Nebenprodukte des blinden und uferlosen Strebens nach Kapitalverwertung, worin der irrationale Kern der kapitalistischen Produktionsweise nun einmal besteht. Für den Islamischen Staat stellt die Kapitalakkumulation hingegen nur ein Mittel zu einem anderen irrationalen Zweck dar, der in einem möglichst effizienten Vernichtungs- und Zerstörungswerk besteht. Nichts anderes stellen die besagten “ Geschäftsberichte“ des IS dar, es sind Auflistungen der erfolgreichen Terroroperationen dieses “ Unternehmens“. Die implizite Tendenz zur Selbstzerstörung, die dem Kapitalismus innewohnt, tritt beim IS somit offen zutage, sie wird explizit.

La differenza principale fra la grande impresa globale e lo Stato Islamico sta nel fatto che il fine in sé di tutte le grandi imprese transnazionali è l’accumulazione del capitale. E tutte le devastazioni e le distruzioni che il tardo capitalismo compie nei confronti delle persone e dell’ambiente, sono soltanto sottoprodotti della ricerca cieca e senza limiti della valorizzazione del capitale, che alla fine costituisce il nucleo irrazionale del modo di produzione capitalista. Per lo Stato Islamico, invece, l’accumulazione del capitale rappresenta solo un mezzo per un altro fine irrazionale, che consiste nel lavoro della distruzione e dell’annichilimento più efficiente possibile. Rappresentano solo questo le “Relazioni e Bilanci” dello Stato Islamico, che sono elenchi di operazioni terroriste svolte con successo da parte di questa “impresa”. Pertanto, la tendenza implicita all’autodistruzione inerente al capitalismo, nel caso dello Stato Islamico viene apertamente alla luce, viene resa esplicita.

Der Islamische Staat nutzt somit die effektivsten Organisationsformen und rationellsten Methoden, die der krisengeplagte Spätkapitalismus hervorbrachte, um ein irres, ein wahnsinniges Ziel zu verfolgen: die buchstäbliche Auslöschung aller Ungläubigen. Spätestens hier wird eine Parallele zu dem bisher größten Zivilisationsbruch der Weltgesichte, dem Vernichtungswerk des deutschen Nationalsozialismus, offensichtlich. Auch die Nazis bedienten sich der damals modernsten Organisationsformen und Methoden, um mit Auschwitz eine fordistische Todesfabrik zu erschaffen, deren fließbandartig hergestelltes “ Produkt“ in dem aus den Krematorien aufsteigenden Rauch verbrannter Menschenleiber bestand. So wie die Nazis im rassistischen Wahn eine effiziente negative Fabrik der Menschenvernichtung errichteten, um die Welt von Juden, Roma, slawischen Untermenschen oder Bolschewisten zu “ säubern“, so konstituiert sich der IS in der Organisationsform eines negativen Konzerns, um sein irres Ziel eines religiös reinen Weltkalifats zu verfolgen. Die instrumentelle Rationalität und ökonomistische Vernunft des westlichen Kapitalismus, die zwecks effizientester Kapitalakkumulation immer weiter vervollkommnet wird, schlägt so in den Händen des IS in nackte Barbarei um.

In questo modo, lo Stato Islamico usa le forme più efficaci ed i metodi di organizzazione più razionali, prodotti dal tardo capitalismo tormentato dalla crisi, al fine di raggiungere un obiettivo folle e allucinato; l’annichilimento letterale di tutti gli infedeli. Qui appare chiaramente un parallelo con quello che finora è stato il più grande collasso della civiltà nel corso della storia mondiale, il lavoro di annichilimento del nazionalsocialismo tedesco. Anche i nazisti fecero uso delle forme e dei metodi dell’organizzazione ch era allora la più moderna per creare ad Auschwitz qualcosa di simile ad una fabbrica fordista di morte, il cui “prodotto”, fabbricato come in una catena di montaggio, era il fumo dei corpi umani bruciati che usciva dai forni crematori. Allo stesso modo in cui i nazisti, nel loro delirio razzista, costruirono un’efficiente fabbrica negativa di distruzione umana, per “pulire” il mondo dagli ebrei, dagli zingari, dai subumani slavi o bolscevichi, anche lo Stato Islamico si è costituito sotto la forma dell’organizzazione di una grande impresa negativa, per perseguire il suo folle obiettivo di un Califfato mondiale religiosamente puro. La razionalità strumentale e la razionalità economicista del capitalismo occidentale, che viene continuamente migliorata con il proposito di un’accumulazione più efficiente del capitale, nelle mani dello Stato Islamico diventa barbarie nuda e cruda.

Im Terrorkonzern, den der Islamische Staat errichtet, spiegelt sich somit die krisenhafte Irrationalität kapitalistischer Vergesellschaftung. Inzwischen scheinen sich erste Franchisenehmer auf dem globalisierten Terrormarkt einzufinden, die das massenmörderische Erfolgsrezept des IS zu kopieren versuchen. Eine zweite Welle der Globalisierung der dschihadistischen Barbarei setzt ein. Die “wachsende Popularität“ des IS in Südostasien könnte langfristige Sicherheitsbedrohungen nach sich ziehen, warnte etwa Aljazeera Mitte Juli. Tatsächlich hat sich auf den Philippinen kürzlich die Terrorgruppe Abu Sayyaf dem Islamischen Staat angeschlossen. Die westafrikanischen Dschihadisten der Boko Haram, die laut Neewsweek ein “Territorium von der Größe Irlands“ kontrollieren, bemühen sich ebenfalls, mit der Ausrufung ihres afrikanischen “Kalifats“ das Vorgehen des IS zu imitieren.

Nella grande impresa terrorista impiantata dallo Stato Islamico si riflette, così, l’irrazionalità in crisi della socializzazione capitalista. Nel frattempo si vedono arrivare i primi franchising sul mercato globalizzato del terrore, che tentano di copiare la ricetta di successo dei massacri dello Stato Islamico. E’ in atto una seconda ondata di globalizzazione della barbarie jihadista. La “popolarità crescente” dello Stato Islamico nel Sudest Asiatico potrebbe portare con sé minacce alla sicurezza a lungo termine, ha avvertito a metà luglio Aljaizira. Infatti, il gruppo terrorista delle Filippine, Abu Sayyaf, recentemente è entrato nello Stato Islamico. Anche jihadisti dell’Africa Occidentale di Boko Haram, che secondo il Newsweek controllano un “territorio delle dimensioni dell’Irlanda”, hanno tentato di imitare lo Stato Islamico proclamando il loro ” Califfato” africano.

Um was konkurrieren die Terrorgruppen auf dem globalen Terrormarkt? Neben den Finanzzuwendungen vermögender Sponsoren aus den Despotien der arabischen Halbinsel ist es vor allem die Ware, die der Spätkapitalismus im Überfluss ausscheidet: Menschen. Viele der spektakulären Angriffe und Aktionen des IS – wie etwa die kurzfristige Okkupierung der Talsperre bei Mossul – zielen gerade auf einen propagandistischen Effekt ab, mit dem die Rekrutierung neuen Menschenmaterials beschleunigt werden soll. Mit Erfolg, wie eine US-Studie belegt. Demnach haben insbesondere die afghanischen Taliban, die unter enormen militärischen Druck geraten sind, einen herben Exodus ausländischer Kämpfer verzeichnen müssen, die nun gen Syrien und Irak aufbrechen, um sich den dortigen Dschihadisten anzuschließen:

“ Kämpfer aus Usbekistan, China und Tschetschenien haben kaum Chancen, in ihre Heimatländer zurückzukehren, aber sie wissen, dass sie in Syrien und dem Irak willkommen sind, wo Jabhat al-Nusra und der Islamische Staat gegen den syrischen Präsidenten Assad, gegeneinander, und im Falle des Islamisches Staates, gegen Kurden, Irakis und sogar den Iran kämpfen.“

Per cosa si fanno concorrenza i gruppi terroristici sul mercato globale del terrore? Oltre ai contributi finanziari dei ricchi sponsor del dispotismo della penisola arabica, si tratta soprattutto della merce che il tardo capitalismo espelle in quanto superflua: gli esseri umani. Molti degli attacchi e delle azioni spettacolari dello Stato Islamico – come ad esempio la recente occupazione della diga del Mosul – sono rivolti proprio ad un aspetto propagandistico, con il quale si propongono di accelerare il reclutamento di nuovo materiale umano. Con successo, come dimostra uno studio negli Stati Uniti. Così, in particolare i talebani afghani, che si trovano sotto un enorme pressione militare, stanno soffrendo di un’amara fuoruscita di combattenti stranieri che ora vanno in direzione della Siria e dell’Iraq per unirsi ai jihadisti locali:

” Combattenti uzbecki, dalla Cina e dalla Cecenia hanno poche possibilità di poter tornare ai loro paesi di origine, ma sanno di essere benvenuti in Siria ed in Iraq, dove Jabhat al-Nusra e lo Stato Islamico lottano contro il presidente siriano Assad, l’uno contro l’altro, e nel caso dello Stato Islamico, contro i curdi, gli iracheni e perfino contro l’Iran”.

Es ist ein Eingeständnis des völligen Scheiterns des brutalen westlichen “Krieges gegen den Terror“, der letztendlich unter Anwendung terroristischer Methoden geführt wurde. Nach rund 13 Jahren hat sich eine global agierende Schicht von Zehntausenden heimatlosen Gotteskämpfern herausgebildet, deren Heimat der “Heilige Krieg“ ist. Im Gegensatz zum global agierenden Al-Kaida-Netzwerk ist diese neue Generation von Dschihadisten aber bemüht, in den Zusammenbruchsgebieten des Weltmarktes Territorien zu erobern und zu halten, um ihr Wahngebilde eines weltumspannenden Kalifats zu verwirklichen.

E’ l’ammissione del fallimento totale della brutale “guerra contro il terrore” da parte dell’Occidente, che ha finito per essere realizzata utilizzando metodi terroristici. Dopo circa 13 anni, si è costituito uno strato globale composto da decine di migliaia di guerrieri religiosi senza patria, la cui patria è la “Guerra Santa”. In contrasto con la rete globale di Al Qaeda, questa nuova generazione di jihadisti sta tentando di conquistare e di mantenere territori nelle aree al collasso del mercato mondiale, per realizzare i loro deliri di un Califfato globale.

Zurückgreifen kann der in Geld schwimmende Islamische Staat dabei auf die Heerscharen ökonomisch “überflüssiger“ junger Männer, die in der Peripherie – und zunehmend auch in den Zentren – des kapitalistischen Weltsystems ein marginalisiertes und elendes Dasein fristen. Ein Sold von wenigen Hundert US-Dollar im Monat und die Hoffnung auf ein jenseitiges Paradies reichten in vielen Fällen aus, um diese perspektivlosen Menschen, die in der Hölle zerfallender Staaten und Gesellschaften vegetieren, zum Beitritt in die Reihen des IS zu motivieren.

Lo Stato Islamico, nuotando nel denaro, può fare ricorso ad una moltitudine di giovani economicamente “superflui” che nella periferia del sistema capitalista mondiale – e, sempre più, nei centri – conducono una vita marginale e miserabile. Una paga di poche centinaia di dollari al mese e la speranza di un paradiso nell’Aldilà, in molti casi sono sufficienti a motivare queste persone senza prospettive che vegetano nell’inferno degli Stati e delle società fallite, per unirsi alle file dello Stato Islamico.

Doch was veranlasst Tausende Muslime aus dem Westen, sich dem dschihadistischen Terrornetzwerken anzuschließen? Eine Studie des Verfassungsschutzes, in der die Lebensläufe der knapp 400 aus Deutschland in den “Heiligen Krieg“ gezogenen Islamisten beleuchtet wurden, kommt zu dem Ergebnis, dass sich größtenteils marginalisierte Muslime den Dschihadisten angeschlossen haben. Einer geregelten Beschäftigung gingen nur 12 Prozent dieser Gotteskrieger nach, die überwältigende Mehrheit hiervon war im Niedriglohnsektor beschäftigt. Nur sechs Prozent hatten eine Ausbildung absolviert, zwei Prozent ein Studium. Rund ein Drittel dieser Islamisten war schon zuvor mit dem Gesetz in Konflikt geraten, größtenteils im Zusammenhang mit gettoüblicher Kleinkriminalität. Bei der Mehrheit der Ausgereisten handelte es sich somit um Angehörige der Unterschicht, die unter prekären Lebensbedingungen in den informellen Ausländergettos der BRD ein marginalisiertes Leben am Rande der Legalität fristen – bis sie in die Fänge der Salafistenszene geraten. Bezeichnend ist etwa, das nur in 23 Prozent der Fälle die Eltern dieser Gotteskrieger einen fundamentalistischen Islam praktizierten. Ein Paradebeispiel für eine solche Karriere vom kleinkriminellen Gettokid zum Gotteskrieger stellt der Rapper Denis Cuspert dar, der inzwischen in den engeren Führungszirkel des IS aufgestiegen sein soll.

Ma cosa ha portato migliaia di musulmani d’Occidente ad unirsi alle reti terroristiche jihadiste? Uno studio dell’Istituto di Difesa della Costituzione, ha analizzato i curriculum di circa 400 islamisti che dalla Germania si sono mossi verso la “Guerra Santa”, ed è arrivato alla conclusione che i musulmani che si sono uniti ai jihadisti erano in gran parte emarginati. Solo il 12% di questi guerrieri religiosi avevano un’occupazione regolare, di cui la stragrande maggioranza nel settore dei bassi salari. Solo il 6% aveva portato a termine un corso professionale, e solo il 2% aveva un titolo di studio. Circa un terzo di questi islamisti aveva già avuto problemi con la legge, soprattutto in collegamento con la piccola criminalità tipica del ghetto. Quelli che hanno lasciato il paese erano in maggioranza membri degli strati più bassi, i quali conducevano una vita in condizioni precarie ai margini della legalità nei ghetti informali riservati agli stranieri in Germania – dove cadono nelle grinfie dei salafisti. E’ significativo che solo nel 23% dei casi i padri di questi guerrieri religiosi erano praticanti di un Islam fondamentalista. Un buon esempio di una carriera dalla piccola criminalità del ghetto a guerriero religioso, è quello del rapper Denis Cuspert, che però arriverà al ristretto circolo dei vertici dello Stato Islamico.

Es sind somit gerade keine traditionsbehafteten Muslime, die da in den Terrorkrieg ziehen, wie auch Tarfa Baghajati, Obmann der Initiative muslimischer ÖsterreicherInnen, in einem Interview mit Radio Free Europe erläuterte. Es gebe eine Reihe von Faktoren, auf die die Rekrutierungserfolge des IS in Europa zurückzuführen seien, so Baghajati:

“Am beachtenswertesten ist erstens, dass die jungen Leute, die sich diesen Gruppen anschließen, zuvor keine starken Bindungen an den Islam und andere Muslime hatten. Sie haben nie Moscheen besucht und Einige von ihnen wussten zuvor gar nicht, wie man betet. Deswegen ist ihre religiöse Erfahrung sehr stark emotionsgeladen. … Der zweite Faktor besteht darin, dass diese jungen Menschen sich nicht als Teil der westlichen Gesellschaft sehen. Sie haben es nicht vermocht, sich positiv einzubringen. Zudem gibt es auch Diskriminierung und indirekte Verfolgung gegen den Islam und Muslime, die unter dem Begriff Islamophobie zusammengefasst wird.“

Perciò, non sono in alcun modo i musulmani aggrappati alla tradizione, quelli che si uniscono alla guerra terrorista, come ha detto anche Tarfa Baghajati, presidente dell’Iniziativa degli Austriaci Musulmani, in un’intervista a Radio Free Europe. C’è una serie di fattori ai quali si deve il successo del reclutamento dello Stato Islamico in Europa, afferma Baghajati:

” C’è da notare, in primo luogo, che i giovani che si uniscono a questi gruppi non avevano in precedenza forti legami con l’Islam, né con altri musulmani. Non avevano mai visitato una moschea, ed alcuni di loro non sapevano nemmeno pregare. E’ per questo che la loro esperienza religiosa ha una carica emotiva molto forte… Il secondo fattore è che tali giovani non si vedono come parte della società occidentale. Non sono stati in grado di coinvolgersi positivamente in questa società. Oltre a questo c’è anche la discriminazione e indirettamente la persecuzione contro l’Islam e contro i musulmano, soggiacente al concetto di islamofobia”.

Die vom IS rekrutieren Muslime aus den Westen sehen sich nicht als Teil dieser Gesellschaften, weil sie es nicht sind, weil sie durch ökonomische Marginalisierung und zunehmenden Rassismus von der kriselnden kapitalistischen Arbeitsgesellschaft ausgeschlossen sind. Der europaweit krisenbedingt zunehmende Rassismus und Rechtsextremismus, der sich in den Wahlerfolgen der AfD, der britischen UKIP oder des französischen Front National manifestiert, zielt ja letztendlich auf den ökonomischen Ausschluss derjenigen Gruppen, die nicht als Teil der “Volksgemeinschaft“ verstanden werden (“Arbeitsplätze zuerst für Deutsche“). Der Rechtsextremismus, der den Ausschluss bestimmter Bevölkerungsgruppen propagiert, stellt somit eine ideologische Waffe im krisenbedingt zunehmenden Konkurrenzkampf dar. Es verwundert somit nicht, dass der IS das europaweit größte Kontingent an Kämpfern in Frankreich, im krisengeplagten Land der Banlieues und des Front National, rekrutieren konnte.

I musulmani reclutati dallo Stato Islamico nei paesi occidentali non vedono sé stessi come parte di queste società, in quanto non lo sono, perché sono esclusi dalla società capitalista del lavoro in crisi attraverso l’emarginazione economica ed il crescente razzismo. In tutta Europa, l’aumento del razzismo e dell’estrema destra, causato dalla crisi e che si manifesta con i successi elettorali dell’AfD tedesco, dell’UKIP inglese o del Fronte Nazionale francese, si propone infatti, in ultima analisi, l’esclusione economica di quei gruppi che non sono considerati parte della “comunità nazionale” (“posti di lavoro prima a chi è tedesco”). L’estrema destra che promuove l’esclusione di determinati gruppi di popolazione, rappresenta pertanto un’arma ideologica nella lotta della concorrenza in crescita a causa della crisi. Non sorprende, perciò, che a livello europeo lo Stato Islamico riesca a reclutare il suo maggior contingente di combattenti in Francia, il paese tormentato dalla crisi, il paese delle banlieues e del Fronte Nazionale.

Die Hinwendung zum extremistischen Islam unter europäischen Muslimen stellt somit eine Parallelentwicklung zu dem krisenbedingt zunehmenden Rechtsextremismus in Europa dar. Der militante und terroristische Dschihadismus stellt letztendlich eine religiös verbrämte Modifikation des Rechtsextremismus, eine Art postmodernen und globalisierten Klerikalfaschismus dar. Während im Westen die nationale Identität als ein Nährboden dient, aus dem rechtsextreme und faschistische Ideologien erwachsen, fungiert im arabischen Kulturkreis die Religion als eben dieser Nährboden, der Vernichtungsfantasien hervorbringt. Die Kategorie der Rasse, die in Europa die faschistische Vernichtungswut befeuerte, wurde im klerikalfaschistischen Dschihadismus durch die Kategorie des “Ungläubigen“ ersetzt.

Il volgersi verso l’estremismo islamico fra i musulmani europei rappresenta quindi uno sviluppo parallelo all’aumento dell’estrema destra in Europa provocato dalla crisi. Il Jihadismo militante e terrorista è, in ultima analisi, una modificazione dissimulata religiosamente dell’estrema destra, una sorta di fascismo clericale postmoderno e globalizzato. Mentre in Occidente l’identità nazionale serve da terreno fertile per la crescita delle ideologie fasciste e di estrema destra, nell’ambito culturale arabo è la religione che funziona essa stessa come terreno che produce fantasie di annichilimento. La categoria della razza, che aveva incendiato la furia distruttiva fascista in Europa, nel jihadismo clerico-fascista è stata sostituita dalla categoria degli “infedeli”.

Sowohl der Islamismus wie der europäische Rechtsextremismus stellen zudem einen Extremismus der Mitte dar, der die in der Gesellschaft dominierenden ideologischen Vorstellungen und Anschauungen ins geschlossene weltanschauliche Extrem treibt. Im Fall des Islamismus ist es die Religion, die in der “Mitte“ der arabischen Gesellschaften eine hegemoniale Stellung einnimmt, beim Rechtsextremismus ist es die längst zu einem ökonomistischen Standortdenken mutierte nationale Identität, die ins Extrem getrieben wird. Beide Ideologien können zudem als postmodern bezeichnet werden, da sie einen ideellen Ausfluss der Krise und des Scheiterns der kapitalistischen Moderne darstellen.

Sia l’islamismo che l’estrema destra europea rappresentano, inoltre, un estremismo di “centro”, che porta all’estremo di una visione del mondo chiusa alle idee ed alle opinioni ideologiche dominanti nella società. Nel caso dell’Islam è la religione ad occupare una posizione egemonica al “centro” delle società arabe; nel caso dell’estrema destra, quel che viene portato all’estremo è l’identità nazionale, da tempo tramutata nell’idea di localizzazione dell’investimento economico. Entrambe le ideologie possono anche essere descritte come postmoderne, in quanto rappresentano un via di fuga ideale dalla crisi e dal fallimento della modernità capitalista.

Der islamistische “Extremismus der Mitte“ kann letztendlich auch als eine Abart des Klerikalfaschismus begriffen werden. Faschismus – ob nun der deutsche Nationalsozialismus, Francos katholischer Faschismus in Spanien, oder die faschistische Diktatur Pinochets in Chile – stellt eine offen terroristische Krisenform kapitalistischer Herrschaft dar. Rechtsextreme und faschistische Tendenzen gewinnen immer dann an Dynamik, wenn die bürgerlich-liberale kapitalistische Gesellschaft in eine ökonomische oder politische Krise gerät, die das Fortbestehen des Gesamtsystems gefährdet oder auch nur zu gefährden scheint (Weltwirtschaftskrise 1929, Sieg der Volksfront 1936 in Spanien oder Allendes Wahlerfolg 1970 in Chile).

L’estremismo di centro islamista in ultima analisi può anche esser visto come una variazione del fascismo clericale. Il fascismo – che sia il nazionalsocialismo tedesco, o il fascismo cattolico di Franco in Spagna, o la dittatura fascista di Pinochet in Cile – rappresenta una forma di crisi apertamente terrorista del dominio capitalista. Le tendenze di estrema destra e fasciste traggono sempre impulso quando la società capitalista borghese-liberale entra in una crisi economica o politica che minaccia il proseguimento di tutto il sistema, o anche se sembra solo minacciarlo (la crisi economica mondiale nel 1929, la vittoria del Fronte Popolare nel 1936 in Spagna o la vittoria elettorale di Allende nel Cile del 1970).

Ob nun in Europas Metropolen, oder in den Zusammenbruchsregionen des Zweistromlandes – der Konstitutionsprozess des rassistischen wie des klerikalen Rechtsextremismus verläuft in sehr ähnlichen Bahnen. In Reaktion auf Krisenerschütterungen, auf das Auseinanderbrechen der bestehenden Gesellschaftsordnung setzt oftmals eine verstärkte Identitätsproduktion in den betroffenen Gesellschaften ein. Wenn alles in Fluss, in Unordnung gerät, suchen die autoritär disponierten Individuen Halt – und den finden sie nur noch in der Identität, in dem, was sie scheinbar sind: Deutscher, Franzose, Sunnit, Schiit. Die Angst vor der Zukunft und den unverstandenen Umbrüchen führt zu einer Sehnsucht nach früheren, als idyllisch imaginierten Gesellschaftszuständen; sei es der rassereine Nationalstaat oder das frühmittelalterliche Kalifat.

Sia nelle grandi città europee che nelle regioni al collasso della Mesopotamia – il processo di costituzione dell’estrema destra, sia razzista che clericale, si sviluppa lungo traiettorie molto simili. Come reazione allo shock della crisi, alla dissoluzione dell’ordine sociale esistente, nelle società interessate ha inizio assai spesso una produzione rafforzata dell’identità. Se tutto si dissolve ed entra in uno stato di disordine, gli individui predisposti all’autorità cercano un sostegno – e riescono a trovarlo soltanto nell’identità, nella quale si riconoscono: tedesca, francese, sunnita, sciita. La paura del futuro e le rotture incomprese portano alla nostalgia per precedenti situazioni sociali immaginate in maniera idilliaca; ossia lo Stato-nazione razzialmente puro o il Califfato medievale.

Der große Selbstbetrug bei dieser Hinwendung zur Identitätspolitik besteht selbstverständlich darin, dass diese Identitäten sich ja nur in Wechselwirkung mit der kriselnden kapitalistischen Gesellschaft konstituieren und somit nur identitärer Ausdruck des spätkapitalistischen Krisenprozesses sind. Das, was unter “deutscher Identität“ in der gegenwärtigen Deutschland AG landläufig verstanden wird, hat recht wenig zu tun mit den Deutschlandvorstellungen des frühen Kaiserreichs oder gar mit denen der Paulskirchenversammlung. Dasselbe gilt für den Islam, der gerade im frühen Mittelalter oftmals viel toleranter war, als es die gegenwärtigen Gotteskrieger und postmodernen Kalifatsbauer je wahrhaben wöllten. Es reicht hier, etwa daran zu erinnern, dass die Juden Spaniens gerade in der Frühphase der maurischen Herrschaft (von 711 bis zum Zusammenbruch des Kalifats von Córdoba 1031) weitgehende Religionsfreiheit und Rechtssicherheit genossen; vertrieben wurden sie erst durch die “Katholischen Könige“ nach der endgültigen Reconquista 1492.

La grande auto-illusione di questa devozione alla politica dell’identità, chiaramente, consiste nel fatto che tali identità sono già costituite soltanto per mezzo dell’interazione con la società capitalista in crisi e, pertanto, sono solo espressioni identitarie del processo di crisi del tardo capitalismo. Quello che viene comunemente inteso per “identità tedesca”, nella Germania contemporanea, ha assai poco a che vedere con la Germania dell’inizio dell’Impero, ed ancor meno con quella dell’Assemblea di Paulskirche [1848/1849, N.T.]. Lo stesso vale per l’Islam, che assai spesso era molto più tollerante, soprattutto all’inizio del Medioevo, cui vorrebbero riferirsi gli attuali combattenti religiosi ed i costruttori postmoderni del Califfato. Basta ricordare qui, a titolo di esempio, che gli ebrei di Spagna, soprattutto durante la fase iniziale del dominio dei Mori (dal 711 fino alla caduta del Califfato di Cordoba nel 1301), godevano di ampia libertà religiosa e certezza giuridica; vennero espulsi soltanto dai re cattolici dopo la riconquista definitiva del 1492.

Die gegenwärtige krisenbedingte Hinwendung zur nationalen oder religiösen Identität, die als ein ahistorisches und unabänderliches Kontinuum halluziniert wird, geht fast immer mit einer autoritären Charakterstruktur bei den betroffenen Personen einher. Der postmoderne Islamist unterwirft sich genauso blind der rigiden Koranauslegung, wie es die postmodernen Rechtsparteien mit den geheiligten Gesetzen des Marktes und des Kapitalkultes (in Gestalt der zum Wirtschaftsstandort verkommenen Nation) praktizieren. In beiden Fällen führt die Unterwerfung zum Hass auf all diejenigen, die dies anscheinend nicht genauso praktizieren (Ungläubige, “Sozialschmarotzer“, Arbeitslose, etc.).

L’attuale svolta, indotta dalla crisi, verso l’identità nazionale o religiosa, che viene vista in maniera allucinata come un continuum storico ed immutabile, viene quasi sempre associata con la personalità strutturata in maniera autoritaria degli individui interessati. L’islamista postmoderno si sottomette all’interpretazione rigida del Corano in maniera altrettanto cieca del modo in cui i partiti di destra postmoderni applicano le sacre leggi del mercato e del culto del capitale (sotto forma di una nazione ridotta alla localizzazione dell’investimento economico). In entrambi i casi, la sottomissione porta ad odiare tutti quelli che appaiono non applicare ciò allo stesso modo (infedeli, “parassiti sociali”, disoccupati, ecc.).

Der den europäischen wie islamischen Faschismus charakterisierende Gleichklang von Unterwerfung und Hass resultiert daraus, dass diese Unterwerfung mit Triebverzicht erkauft wird. Die Träger dieser Ideologien leiden insgeheim unter den absurden Vorgaben und Geboten, die der Fetischdienst an Koran und Kapital diktiert, wobei die autoritäre Charakterstruktur ein Aufbegehren gegen diese Leidensquellen ausschließt. Deswegen richtet sich die so aufgestaute Wut gegen imaginierte äußere Feinde. Beiden Ideologien wohnt auch ein analcharakterhafter Reinheitswahn inne, der sich beim Rechtsextremismus auf die Reinhaltung des Volkes, der Nation, oder des Wirtschaftsstandortes von “Parasiten“ erstreckt, während der Islamismus von der Manie um die Reinhaltung des religiösen Kultes verzehrt wird.

La linea, di sottomissione e di odio, che caratterizza tanto il fascismo europeo quanto quello islamico, fa conseguire che tale sottomissione viene acquisita per mezzo della rinuncia all’istinto. I portatori di queste ideologie soffrono segretamente, sotto le direttive ed i comandamenti aberranti dettati dalla servitù al feticcio, nel Corano e nel capitale, di una situazione in cui la personalità strutturata in maniera autoritaria esclude la ribellione contro le fonti della sofferenza. E’ per questo che la rabbia repressa viene diretta contro nemici esterni immaginari. Ad entrambe le ideologie, è inerente anche un’illusione di purezza tipica della fissazione anale, che nel caso dell’estrema destra diventa la difesa, contro i “parassiti”, della purezza del popolo, della nazione, o della localizzazione dell’investimento economico, mentre nell’islamismo viene distorta attraverso la mania della preservazione del culto religioso.

Die autoritären Dispositionen, die den Rechtsextremismus arabischer wie europäischer Prägung gleichermaßen antreiben, werden schon im Kleinkindalter in der patriarchalen oder kleinbürgerlichen Familie erworben, die der Psychoanalytiker Wilhelm Reich in seiner 1933 erschienen Studie “Massenpsychologie des Faschismus“ als die “Keimzelle des autoritären Staates“ bezeichnete. Der Staat und die Kirche setzten die in der autoritär-patriarchalen Familie eingeleitete autoritäre Strukturierung des Individuums fort. Zentral sei hierbei die Sexualunterdrückung, so Reich:

“ Die autoritäre Strukturierung des Menschen erfolgt … zentral durch Verankerung sexueller Hemmung und Angst am lebendigen Material sexueller Antriebe. … Ist nämlich die Sexualität durch den Prozess der Sexualverdrängung aus den naturgemäß gegebenen Bahnen der Befriedigung ausgeschlossen, so beschreitet sie Wege der Ersatzbefriedigung verschiedener Art. So zum Beispiel steigert sich die natürliche Aggression zum brutalen Sadismus.“

Le modalità autoritarie che danno impulso all’estrema destra, sia araba che europea, vengono acquisite da subito nella prima infanzia nella famiglia patriarcale o della classe media, descritta dallo psicoanalista Wilhelm Reich, nel suo saggio “Psicologia di massa del fascismo” (1933) come la “cellula embrionale dello Stato autoritario”. Lo Stato e la Chiesa continuano la strutturazione autoritaria dell’individuo iniziata nella famiglia patriarcale-autoritaria. Qui è centrale, come dice Reich, la repressione sessuale:

” La strutturazione autoritaria dell’essere umano… avviene centralmente per mezzo dell’ancoraggio all’inibizione sessuale ed alla paura a fronte del materiale vivo delle pulsioni sessuali. Vale a dire… la sessualità viene esclusa dalle traiettorie naturalmente date della soddisfazione per mezzo del processo di repressione sessuale, spingendo in tal modo a percorrere vie di soddisfazione sostitutive di vario tipo. Ad esempio, l’aggressione naturale fino al sadismo brutale “.

Diese in Hinblick auf den deutschen Nationalsozialismus gemachten Beobachtungen treffen aber offenbar auch die Lebensrealität vieler Menschen in den krisengeplagten arabischen Ländern. Es ist nicht nur die bestialische Behandlung “erbeuteter“ Frauen durch Kämpfer des Islamischen Staates, in der sich der durch Sexualverdrängung konstituierte “brutale Sadismus“ äußert, auch die brutalen Übergriffe auf Frauen während des Aufstandes in Ägypten wurden durch diese sexuelle Frustration befeuert.

Queste osservazioni, fatte in riferimento al nazionalsocialismo tedesco, si applicano anche, ovviamente, alla realtà della vita di molte persone nei paesi arabi in crisi. Non è soltanto nel trattamento brutale delle donne “rapite” dai combattenti dello Stato Islamico che si esprime il “sadismo brutale” costituito dalla repressione sessuale, ma anche i brutali attacchi contro le donne nel corso del sollevamento in Egitto sono stati alimentati dalla medesima frustrazione sessuale.

Teilweise ist der in den vergangenen Dekaden zunehmende Verschleierungsdruck in vielen islamischen Gesellschaften auf die Wechselwirkung von ökonomischer Krisendynamik und krisenbedingter Islamisierung zurückzuführen. Der Islam verbietet strikt vorehelichen Sex, doch zugleich bringt die Krise der kapitalistischen Arbeitsgesellschaft eine Heerschaar ökonomisch überflüssiger junger Menschen im arabischen Raum hervor, die sich die Gründung einer Familie schlicht nicht leisten können. Die ideologisch durch den Islamismus aufgenötigte Sexualverdrängung führt somit angesichts der sich zuspitzenden Krise zu dem überschäumenden Hass auf Frauen, deren Anblick der Islamist nur unter Vollverschleierung ertragen kann, ohne von seinem zum bloßen Sadismus degenerierten Sexualtrieb übermannt zu werden.

In parte, l’aumento negli ultimi decenni della pressione all’uso del velo in molte società islamiche può essere attribuito all’interazione fra la dinamica di crisi economica e l’islamizzazione relazionata alla crisi. L’Islam proibisce rigorosamente il sesso prima del matrimonio, ma simultaneamente la crisi della società del lavoro capitalista produce nel mondo arabo un esercito di giovani economicamente superflui, che semplicemente non possono pagarsi il fondare una famiglia. La repressione sessuale ideologicamente imposta dall’islamismo, pertanto, davanti all’aggravarsi della crisi sfocia nell’odio esuberante verso le donne, la cui visione l’islamista riesce a sopportare soltanto sotto il velo che copre interamente il volto, senza essere dominato dalla sua pulsione sessuale degenerata fino al mero sadismo.

Die vom Islamismus angestrebte Verbannung der Frau aus dem öffentlichen Raum wird aber vor allem durch einen anderen Faktor angetrieben, der aus der gescheiterten kapitalistischen Modernisierung dieser peripheren Weltmarktregion resultiert. Die historische Durchsetzung des Kapitalismus ging mit der “Abspaltung“ all jener Bereiche der gesellschaftlichen Reproduktion einher, die nicht in dem Prozess der Kapitalverwertung aufgehen können, wie die Haushaltsführung und die Familienarbeit, die dann der Sphäre des “Weiblichen“ zugeordnet wurden. Die Familien- und Haushaltsarbeit wird bis zum heutigen Tage als wertlos angesehen, da sie keinen Wert schafft, nicht unmittelbar Teil des Verwertungsprozesses des Kapitals ist. Die Sphäre der wertbildenden Arbeit war hingegen bis weit ins 19. Jahrhundert ausschließlich männlich determiniert, der “harte“ und rationell handelnde Mann hatte sich als Ernährer auf dem Markt zu behaupten, während der Frau die Sphäre des Privaten, des Irrational-Sinnlichen und der Hege und Pflege zugewiesen war. Diese Scheidung zwischen männlich-öffentlicher Sphäre der wertbildenden Arbeit (sowie der Politik, Kunst und Wissenschaft) und der weiblich-privaten Sphäre der “wertlosen“ Arbeit bildete die Grundlage der Frauendiskriminierung in den kapitalistischen Ländern, die ja erst in der ersten Hälfte des 20. Jahrhunderts zumindest formell aufgehoben werden konnte (Frauenwahlrecht).

La messa al bando delle donne dallo spazio pubblico attuato dall’islamismo, tuttavia, riceve impulso soprattutto da un altro fattore, che è l’effetto del fallimento della modernizzazione capitalista di questa regione periferica del mercato mondiale. L’imposizione storica del capitalismo è stata accompagnata dalla “dissociazione” di tutte quelle sfere della riproduzione sociale che non potevano venire assorbite nel processo di valorizzazione del capitale, come la cura della casa e le attività domestiche, che sono state perciò attribuite alla sfera del “femminile”. Il lavoro domestico e familiare è a tutt’oggi considerato senza valore, dal momento che non crea valore, non è direttamente parte del processo di valorizzazione del capitale. La sfera del lavoro creatore di valore, al contrario, è stata determinata fino a quasi tutto il 19° secolo come esclusivamente maschile; l’uomo “duro” e che agisce razionalmente deve affermarsi come capofamiglia sul mercato, mentre alla donna veniva attribuita la sfera del privato, del sensuale-irrazionale e del curare. Questa scissione tra sfera pubblica maschile del lavoro creatore di valore (così come della politica, dell’arte e della scienza) e la sfera privata femminile del lavoro “senza valore” ha costituito la base della discriminazione delle donne nei paesi capitalisti, che soltanto nella prima metà del 20° secolo si è riusciti a superare, almeno formalmente (suffragio femminile).

In der mittelalterlichen patriarchalen Familie – die ja zu gut 90 Prozent eine Bauernfamilie war – bestand ebenfalls eine Arbeitsteilung zwischen Ehemann und Ehefrau, doch waren ihre Tätigkeiten gleichermaßen auf die direkte Bedürfnisbefriedigung gerichtet und nicht auf die Akkumulation von Kapital. Die Kategorien des Werts und der abstrakten Arbeit gab es schlicht und einfach nicht, weshalb die weiblichen Tätigkeiten auch nicht herabgesetzt werden mussten. Die Dämonisierung der Frau, des Sinnlich-Weiblichen setzte in Europa denn auch erst in der frühen Neuzeit ein, im Gefolge des Zusammenbruchs der mittelalterlich-ständischen Gesellschaftsverfassung und des Aufkommens erster Ansätze der kapitalistischen Wirtschaftsweise, die eben diese für die damaligen Menschen ungeheuerliche und unverstandene Abspaltung der Sphäre des Weiblich-Privaten von dem aufkommenden Regime der Kapitalverwertung mit sich brachte. Die Dämonisierung der Frau äußerte sich in dem Hexenwahn, der Europa und Nordamerika vom 16. bis zum 18. Jahrhundert im Würgegriff hielt, und dem Zehntausende von Frauen und Mädchen zum Opfer fielen. Zentral war bei nahezu allen zumeist von weltlichen Gerichten geführten Prozessen die Anschuldigung, die angeblichen Hexen hätten mit dem Teufel oder Dämonen Sexualverkehr praktiziert, um ihre “übernatürlichen Kräfte“ zu gewinnen. Und es war gerade die halluzinierte Anwendung eben dieser weiblich-dämonischen Kräfte, die für das Chaos verantwortlich gemacht wurde, in dem sich die in Systemtransformation begriffenen, frühneuzeitlichen Gesellschaften befanden.

Nella famiglia patriarcale medievale – che in più del 90% dei casi era di fatto una famiglia di contadini – esisteva anche una divisione del lavoro fra marito e moglie, ma le loro attività erano ugualmente volte alla soddisfazione diretta delle necessità, e non all’accumulazione di capitale. Le categorie del valore e del lavoro astratto, puramente e semplicemente non esistevano, ragion per cui anche le attività femminili non dovevano essere sminuite. La demonizzazione della donna, del femminile sensuale, venne conosciuta in Europa solo all’inizio dell’era moderna, sulla scia del collasso dell’ordine sociale feudale medievale e della nascita dei primi inizi dell’economia capitalista; fu solo questa a portare con sé la dissociazione, mostruosa ed incompresa per le persone di quel tempo, della sfera del privato femminile relativamente al regime emergente della valorizzazione del capitale. La demonizzazione delle donne si espresse nella caccia alle streghe, che dominò con mano di ferro l’Europa e l’America del Nord dei secoli dal 16° al 18°, e di cui furono vittime decine di migliaia di donne e ragazze. Centrale, in quasi tutti i processi che in maggioranza si svolgevano in tribunali secolari, era l’accusa per cui le presunte streghe avevano praticato relazioni sessuali con il diavolo, o con demoni, al fine di ottenere i loro “poteri soprannaturali”. Ed era proprio l’allucinata applicazione di queste demoniache forze femminili a venire incolpata del caos in cui si trovavano le società proto-moderne in via di trasformazione sistemica.

Keine andere Anschuldigung bringt eine Frau im heutigen Afghanistan, Libyen oder Saudi-Arabien stärker in Lebensgefahr, als die des außerehelichen Geschlechtsverkehrs. Die Systemtransformation zu Kapitalismus und Weltmarkt, die in Europa blutige Jahrhunderte in Anspruch nahm, brach in der Peripherie mit der Intensität einer Naturkatastrophe ein, sie vollzog sich in weitaus kürzerer Zeit (wenige Dekaden) – und sie hatte einen weitaus höheren ideologischen Legitimitätsdruck zur Folge, bei dem traditionell-patriarchale Strukturen mit dem “neuartigen“ kapitalistischen Vergesellschaftungsformen – und der damit einhergehenden Abspaltung der weiblich konnotierten, der Kapitalverwertung unzugänglichen Lebensbereiche – in Übereinstimmung gebracht werden mussten.

Oggi, non ci sono accuse che possano mettere in maggior pericolo di vita una donna in Afghanistan, in Libia, o in Arabia Saudita, di quanto possa fare un’accusa di relazioni sessuali extra-coniugali. La trasformazione sistemica verso il capitalismo e verso il mercato mondiale, attuata in Europa nel corso di secoli sanguinosi, ha colpito la periferia con l’intensità di un disastro naturale, completandosi in molto meno tempo (alcuni decenni), con la concomitante dissociazione delle sfere della vita connotate con il femminile e senza accesso alla valorizzazione del capitale – ed ha avuto, di conseguenza, una pressione ideologica per la sua legittimazione molto più elevata, pressione di fronte alla quale le strutture patriarcali tradizionali dovevano essere rese conformi alle “nuove” forme capitaliste di socializzazione.

Der große historische Unterschied zwischen Europa und Arabien besteht darin, dass die kapitalistische Modernisierung zwischen Hindukusch und Atlasgebirge gescheitert ist. In diesen krisengeplagten Ländern, die oftmals schon von Staatszerfall ergriffen sind, wird sich keine funktionierende kapitalistische Arbeitsgesellschaft mehr etablieren, die einer Säkularisierung dieser Gesellschaften Vorschub leisten könnte. Das Scheitern der Modernisierung und die damit um sich greifende Krisendynamik führen somit zu einer Verhärtung der islamistischen Krisenideologie und der regelrechten Tabuisierung des Weiblichen: Als ob die Totalverschleierung und totale Verbannung der Frau aus dem öffentlichen Leben es den Männern trotz der Weltkrise des Kapitals ermöglichen würde, sich noch als selbstherrliche Marktsubjekte zu betätigen.

La grande differenza storica fra l’Europa e l’Arabia consiste nel fatto che la modernizzazione capitalista fra l’Hindi Kush e le Montagne dell’Atlante ha fallito. In questi paesi colpiti dalla crisi, che spesso sono già stati colpiti dallo sgretolamento dello Stato, non va ormai più a stabilirsi nessuna società capitalista del lavoro funzionale, capace di promuovere la secolarizzazione di queste società. Il fallimento della modernizzazione e la dinamica di crisi che si diffondono porta anche ad un indurimento dell’ideologia di crisi islamista e ad un autentico tabù del femminile: come se l’occultamento totale e la totale messa al bando della donna dalla vita pubblica permettessero agli uomini, nonostante la crisi globale del capitale, di continuare ad operare come soggetti autocratici del mercato.

In der barbarischen Gegenwart islamistischer Ideologie und Praxis findet der kapitalistisch-liberale Westen somit die Echos seiner eigenen blutgetränkten Vergangenheit. Mehr noch: Der barbarische Kern kapitalistischer Vergesellschaftung kommt im extremistischen Islamismus wie im Rechtsextremismus zum Vorschein. Auf die Gräuel des Islamischen Staates blickend, schaut die westliche Wertegemeinschaft in den Spiegel. Nichts wäre verkehrter, als den von beiden extremistischen Seiten proklamierten „Kampf der Kulturen“ für bare Münze zu nehmen. Die westliche Kultur stellt keinen positiven Gegenpol zum dschihadistischen Wahnsinn dar. Die liberalen westlichen Zentren des kapitalistischen Weltsystems schwitzen in der gegenwärtigen Systemkrise sowohl den Rechtsextremismus wie den Islamismus aus.

Nel barbaro presente dell’ideologia e delle pratiche islamiste, l’Occidente liberale capitalista trova, pertanto, echi del suo passato sanguinoso. Per di più: il nucleo barbaro della socializzazione capitalista viene a galla nell’islamismo estremista così come nell’estrema destra. Riflessa negli orrori dello Stato Islamico, la comunità occidentale del valore si vede allo specchio. Non ci potrebbe essere niente di più sbagliato che credere piamente nello “scontro di civiltà” proclamato dagli estremisti di entrambi i lati. La cultura occidentale non è il polo positivo opposto alla follia jihadista. Nell’attuale crisi sistemica, i centri occidentali liberali del sistema capitalista distillano sia l’estrema destra che l’islamismo.

Offensichtlich ist dies, wie eingangs dargestellt, auf der geopolitischen Ebene, wo die politische, finanzielle oder militärische Unterstützung des Dschihadismus seit den 80er Jahren des 20. Jahrhunderts – als islamistische Fundamentalisten mit Unterstützung des Westens in den Heiligen Krieg gegen den gottlosen Kommunismus in Afghanistan zogen – zum Fundus westlicher Geopolitik gehört. Ein gewisser Osama Bin Laden hat seine ersten militärischen Erfahrungen unter den Fittichen der CIA in Afghanistan machen können. Saudi-Arabien, das wohl brutalste fundamentalistische Regime der Welt, ist ein enger Verbündeter des Westens, der mit milliardenschweren Waffenlieferungen hochgerüstet wird.

Ovviamente, come si è detto all’inizio, sul piano geopolitico l’appoggio politico, finanziario e militare al jihadismo fin dagli anni 80 del secolo scorso – quando i fondamentalisti islamici entrarono in Guerra Santa contro il comunismo ateo in Afghanistan, con l’appoggio dell’Occidente – fa parte della geopolitica dell’Occidente. Un certo Osama Bin Laden ha potuto fare la sua prima esperienza militare in Afghanistan sotto la tutela della CIA. L’Arabia Saudita, il regime fondamentalista più brutale del mondo, è un alleato stretto dell’Occidente, armato al livello più alto per mezzo di rifornimenti di armi per migliaia di milioni di dollari.

Doch es ist vor allem die von den Zentren ausgehende und die Peripherie verwüstende ökonomische Krise, die erst die Heerscharen ökonomisch überflüssiger junger Männer hervorbringt, die mangels Perspektiven bereit sind, sich dem Todeskult der Dischihadisten anzuschließen. Das mühselige Überleben in der Hölle der Zusammenbruchsökonomien Iraks, Syriens oder Afghanistans ist für immer mehr Menschen dermaßen unerträglich, dass sie bereit sind, dieses gegen die illusorische Aussicht auf ein jenseitiges Paradies zu tauschen.

Ma è soprattutto la crisi economica che promana dai centri e devasta la periferia che crea in primo luogo orde di giovani economicamente superflui che in mancanza di prospettive, sono pronti ad unirsi al culto di morte dei jihadisti. La difficile sopravvivenza nell’inferno delle economie al collasso dell’Iraq, della Siria o dell’Afghanistan è talmente insopportabile da renderli disposti a scambiarla con la prospettiva illusoria di un paradiso nell’altro mondo.

Schließlich sind die ideologischen und identitären Reflexe auf diesen Krisenprozess im Abend- wie im Morgenland sehr ähnlich gelagert. Es findet eine autoritäre Rückbesinnung auf die religiöse oder nationale Identität statt, die vorhandene nationale oder religiöse Anschauungen ins ideologische Extrem treibt und zu einer militanten Mobilisierung gegen äußere Feindbilder oder innere Abweichler führt. Der Islamismus ist somit – genauso wie der Rechtsextremismus – ein Produkt der Weltkrise des Kapitals.

Alla fine, i riflessi ideologici ed identitari di questo processo di crisi sono molto simili sia in Occidente che in Oriente. C’è un ritorno autoritario all’identità religiosa o nazionale, che spinge fino ad un estremo ideologico le idee nazionali o religiose esistenti e porta ad una mobilitazione militante contro i nemici esterni o i dissidenti interni. L’islamismo è quindi – proprio come l’estrema destra – un prodotto della crisi mondiale del capitale.

Appendice

Bibliografia

Tomasz Konicz , “Globalisierte Barbarei . Ein Versuch, das Phänomen ‘Islamischer Staat ‘ zu begreifen. “, Exit, 1 Dezember 2014 .

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Tomasz Konicz

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